Il banco di lavoro in mezzo alla piazza
Alla Festa dell'Aria abbiamo fatto la cosa più semplice del mondo: abbiamo montato il gazebo, appoggiato dei tavoli, tirato fuori la balsa e le colle, e abbiamo aspettato.
Non serve molto altro. Un aeromodello da lancio a mano si costruisce in un tempo che un bambino riesce a reggere, con materiali che costano poco e che perdonano gli errori. È esattamente per questo che abbiamo scelto il Volo Libero come porta d'ingresso al nostro sport: perché la barriera all'entrata è un foglio di Depron e un po' di pazienza.
In poche ore attorno ai tavoli si era formata una fila. Bambini piccolissimi con i genitori accanto, ragazzi che venivano da soli e tornavano una seconda volta, nonni che si sedevano "solo per guardare" e finivano con il taglierino in mano. Sopra il campo salivano le mongolfiere, e ogni tanto qualcuno alzava la testa.
Quello che succede a un tavolo
La parte che ci interessa di più non è la costruzione: è il momento dopo. Quando il modello è finito e bisogna decorarlo, ognuno fa una scelta diversa, e da quel momento quell'aeroplano è suo, riconoscibile fra cento uguali. E poi c'è la prova di volo, che quasi mai va bene al primo colpo — ed è lì che comincia davvero l'aeromodellismo: si guarda come plana, si capisce cosa non va, si sposta un peso di mezzo grammo e si riprova.
È lo stesso metodo che portiamo nelle scuole e nei corsi, compresso in un pomeriggio di festa. Chi si è seduto a quel tavolo ha fatto in piccolo tutto il percorso: leggere, tagliare, incollare, personalizzare, lanciare, correggere.
Perché lo facciamo in piazza
L'aeromodellismo è una disciplina tecnica e di nicchia, e la sua cultura sta lentamente svanendo. Se resta chiusa dentro i club, sparisce. Se la si porta al centro della vita di un paese — a una festa, a una fiera, in un cortile di scuola — smette di essere di nicchia e diventa una cosa che chiunque può provare.
Grazie a tutti quelli che si sono fermati. Ci si rivede al prossimo tavolo.
